RICONOSCERE L’OPERATORE SOCIO-SANITARIO

Il presidente dell’AIMON , Associazione Italiana Movimento O.S.S., Antonella Luci, spiega la nascita del movimento quale esigenza per unire tutti gli operatori socio sanitari italiani e ottenere il riconoscimento della categoria stessa.

Di Danilo Quinto

  Chi è l'O.S.S.? Quali sono i suoi compiti e i luoghi di lavoro? L’O.S.S. (Operatore Socio Sanitario) svolge la propria attività dopo frequenza di un corso specifico di formazione professionale, attuato da Enti di formazione accreditati e ottenuta l'autorizzazione dalla Pubblica Amministrazione regionale di competenza per territorio. Al termine di un esame, con esito positivo, viene rilasciato un Attestato valido su tutto il territorio nazionale e riconosciuto dai Paesi dell'Unione Europea. Il compito dell’O.S.S. è quello di fornire assistenza a pazienti parzialmente o totalmente non autosufficienti sul piano fisico e/o psichico. Effettua sia interventi di tipo igienico-sanitario - aiuto nelle operazioni per la cura e l'igiene personale, vestizione, alimentazione, mobilizzazione, aiuto domestico e pulizia dell'ambiente - sia interventi di carattere socio-sanitario, come attività di animazione e di socializzazione per singoli o gruppi. Svolge la sua attività di cura e di assistenza in ambienti ospedalieri ed in servizi socio-sanitari ed assistenziali di tipo residenziale, semi-residenziale, domiciliare, che siano luoghi pubblici o privati. E' un dipendente e collabora con l’equipe assistenziale, attenendosi alle disposizioni dei professionisti sanitari.

Perchè nasce il Movimento O.S.S.? Per unire tutti gli operatori socio sanitari italiani, al fine di ottenere il riconoscimento della categoria. In tutti questi anni la sanità ha subito dei cambiamenti e le altre professioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si sono evolute, mentre il profilo O.S.S. è rimasto fermo al 22 febbraio 2001, data in cui è stato costituito. L'obiettivo del Movimento degli Operatori Socio Sanitari d'Italia è quello di far modificare quell'accordo, ormai obsoleto, fra Stato e Regioni.

Quando è iniziato il vostro percorso? Siamo partiti dalla Lombardia, con la nascita del CTS OSS Lombardia, che è stato costituito per portare all'attenzione delle istituzioni regionali il cambiamento della professione partendo dall'istituzione del registro regionale e dalla revisione dell'accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, superato ormai riguarda la formazione e il profilo dell'operatore socio sanitario. Dopo un anno di incontri e audizioni, il Consiglio Regionale della Lombardia approvò all'unanimità la mozione 352, che prevede il Registro Regionale degli operatori socio sanitari e l'istituzione del tavolo tecnico, con la presenza degli O.S.S., per la revisione della loro formazione e del loro profilo. Il direttivo CTS OSS Lombardia decise di formare un'associazione di categoria nazionale con coordinamenti nelle varie regioni per far si che tutte le regioni avessero i Registri regionali, gli Enti accreditati e l'istituzione di tavoli tecnici per rivedere il profilo e la formazione dell'O.S.S.. Attualmente, ogni regione fa per se stessa, prevedendo la più svariata formazione.

Qual è il principale obiettivo? L'associazione Movimento O.S.S. Italia - composta da soli O.S.S. e non legata a sindacati, perchè riteniamo che la categoria va rappresentata da chi fa parte della categoria, come avviene per le altre professioni del SSN – ha come primo obiettivo è il riconoscimento della categoria . Esiste una prima problematica da affrontare: gli O.S.S. fanno il corso per loro previsto e poi vengono inquadrati come A.S.A. Fino ad oggi, l'O.S.S. è stato rappresentato da altri . Nelle regioni, i tavoli tecnici inerenti l'operatore socio sanitario sono fatti dalla parte infermieristica e dagli enti formativi. Il riconoscimento della categoria è di vitale importanza, così come l'istituzione del Registro nazionale e dei Registri regionali. In questo momento, non sappiamo neanche quanti siamo. Sono necessarie la revisione delle modalità della formazione – che dev'essere continua e deve tener conto di dove l'operatore socio sanitario lavora - e del profilo, l'istituzione di tavoli tecnici nazionali e regionali, con la presenza dell'operatore socio sanitario e l'istituzione dell'area socio sanitaria, così come previsto dall'art. 5 del ddl Lorenzin. Qual è stata la risposta delle Istituzioni alle vostre proposte? Nell'ultimo incontro con l'assessorato al Welfare della Regione Lombardia, abbiamo ottenuto per l'applicazione della mozione 352. Verranno istituiti il Registro regionale e il tavolo tecnico per la revisione del profilo e la formazione. Nelle altre ragioni abbiamo chiesto delle audizioni per confrontarci sugli stessi obiettivi. Abbiamo tenuto una video-conferenza con la Senatrice Guidolin, che ha depositato al Senato il ddl 166, che riguarda l'operatore socio sanitario. L'anno scorso abbiamo partecipato al Forum Risk Menagement all'Officina delle Idee, sull'evoluzione della professione dell'operatore socio sanitario. Quest'anno parteciperemo sempre all'Officina delle Idee sul tema dell'operatore socio sanitario e l'emergenza Covid-19. Ci tengo a sottolineare, a questo proposito, la lettera che l'Associazione ha inviato al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute e a quello dell'Economia, nella quale chiediamo la revisione del ddl di Bilancio 2021, nella parte riguardante l'indennità specialistica. Riteniamo che la legge di bilancio non riconosca e non garantisca quanto di efficace le professioni sanitarie e socio sanitarie hanno offerto in termini di assistenza nelle straordinarie e urgenti condizioni determinate dalla diffusione del virus e della sua malattia. Per questa ragione, noi riteniamo debbano essere trattate in modo equo e con pari dignità, ispirandosi ai principi costituzionali. E' iniqua l'attuale versione dell'art.65 e 66, inerente le indennità dovute ai soli medici ed infermieri. Il SSN non è composto solo da infermieri e da medici. In questa emergenza pandemica tutte le professioni sanitarie socio sanitarie insieme hanno garantito e continuano a sostenere il SSN, pertanto non è ammissibile che nei fatti non si abbia un riconoscimento equo per tutte le professioni che sono sul campo, compreso l'operatore socio sanitario, che fa parte dell'equipe multidisciplinare e lavora a stretto contatto con il medico e in stretta collaborazione con l'infermiere.

Qual è l'impatto del Covid-19 sugli operatori socio-sanitari? Gli operatori socio sanitari sono maggiormente a contatto con i pazienti e quindi maggiormente esposti al rischio di essere contagiati e sono di vitale importanza negli ospedali, mentre nelle RSA hanno un ruolo principale, perchè i medici e gli infermieri sono pochissimi ed il personale che presta assistenza al paziente è l' operatore socio sanitario. L'impatto della diffusione del virus è stato molto forte relativamente al numero dei contagi, soprattutto nelle R.S.A. Tra gli O.S.S. c'è una percentuale di circa il 20% di contagiati; abbiamo anche colleghi deceduti. Siamo molto stanchi e psicologicamente provati. Siamo alle prese con stress fisico e psichico a causa dei turni allucinanti ai quali siamo sottoposti. Ci vorrebbe un ricambio di personale, ma il personale manca. Il SSN va completamente riorganizzato e va rafforzata la medicina del territorio.

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