La lettera del direttore

di Katrin Bove

· DIRETTORI

Cari lettori,

è inevitabile che la diffusione del Covid-19 e le conseguenti misure restrittive condizionino in maniera pesante la vita di ciascuno di noi. Affrontiamo, in questo numero della rivista, vari aspetti di questo tema. Il primo legato alle conseguenze psicologiche delle quarantene, che possono essere molto significative, come dimostrano vari studi scientifici. Il secondo riguarda le conseguenze economiche, devastanti nella prima fase, da febbraio a luglio - che ha compreso anche una fase di lockdown generalizzato di quasi 60 giorni - e che hanno conosciuto una leggera ripresa nella fase successiva, per poi ripresentarsi quando l'epidemia è ripresa virulenta, all'inizio del mese di ottobre, con le relative misure prese di lockdown parziale che hanno riguardato numerose attività. Le valutazioni dovranno essere fatte sul medio-lungo periodo, anche tenendo conto delle somme rilevanti del Recovery Found che l'Europa si è impegnata ad erogare. Quel che è certo è che la crisi economica che l'Italia e il mondo intero sta vivendo è peggiore a quella del 2009 ed alcuni dicono - forse giustamente - che sia peggiore di quella successiva alla seconda guerra mondiale.

Questa crisi economica incide pesantemente nel comparto sanità - è questo il terzo tema che trattiamo - che negli ultimi 10 anni è stato privato - come ben sappiamo - di ben 37 miliardi di euro, sufficienti a mala pena a garantire i suoi standard minimi. Figuriamoci cosa succede, in una situazione del genere, se il sistema viene stressato, com'è avvenuto in questo mesi. Lo sappiamo cosa è successo. All'inizio del mese di ottobre, il Tribunale dei diritti del malato ha diffuso dati agghiaccianti: dal mese di febbraio, sono state sospese o sono saltate quasi 18 milioni prestazioni nel settore pubblico: 13 milioni di visite specialistiche, 300 mila ricoveri, 500 mila d'interventi chirurgici e 4 milioni di screening oncologici. Sono numeri prodotti da due componenti: la necessità di affrontare l'emergenza da Coronavirus (molti Ospedali sono stati convertiti solo su questo) e la paura dei pazienti o di chi aveva la necessità di fare la prima diagnosi, di essere contagiati. Solo in parte ha supplito all'espandersi di questa tragedia, che ha prodotto diagnosi ritardate e anche morti tra i pazienti da trattare con urgenza, l'attività che si svolge nelle cliniche private convenzionate e no. Noi pensiamo fermamente che il primo problema da garantire, anche in una fase di emergenza come quella che attraversiamo, sia il rispetto del diritto alla salute, così com'è sancito dalla Costituzione, che deve divenire un'assoluta priorità.

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