L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA AMICA DEL CUORE

Il nuovo catetere di ablazione cardiaca IntellaNAV StablePoint per il trattamento ablativo delle aritmie ventricolari

Dott. Francesco Solimene

La tachicardia ventricolare è un’aritmia che nasce dalle camere inferiori del cuore (ventricoli), caratterizzata da una elevata frequenza cardiaca (maggiore di 100 battiti al minuto). Molto spesso queste aritmie si manifestano in forma “parossistica” (cioè con inizio e fine improvvise separate da un lungo periodo di stabilità); più raramente hanno carattere iterativo (vanno e vengono continuamente) o incessante (sono quasi sempre presenti e ricompaiono immediatamente dopo una transitoria interruzione).

L’attenzione ai sintomi è vitale per affrontarla adeguatamente e per tempo.

ISintomi

I soggetti che soffrono di tachicardia ventricolare avvertono quasi sempre forti palpitazioni (palpitazioni). Lamentano inoltre debolezza, sensazione di stordimento e/o fastidio toracico.

La tachicardia ventricolare sostenuta può essere pericolosa, perché i ventricoli non possono riempirsi adeguatamente e non riescono a svolgere una normale funzione di pompa. La pressione arteriosa tende a ridursi e determina insufficienza cardiaca. La tachicardia ventricolare sostenuta è altresì pericolosa perché può peggiorare fino alla fibrillazione ventricolare, una forma di arresto cardiaco. Talvolta la tachicardia ventricolare causa pochi sintomi, anche con frequenze di 200 battiti al minuto, ma può essere ugualmente estremamente pericolosa.

Le Cause

La maggior parte delle tachicardie ventricolari sono legate alla presenza di una cardiopatia. Le malattie rilevate più di frequente sono:

  • pregresso infarto miocardico (una “cicatrice” del muscolo cardiaco legata alla improvvisa chiusura di un vaso sanguigno che nutre il cuore)
  • cardiomiopatia dilatativa (condizione in cui il cuore si ingrandisce e si contrae con minore forza)
  • malattia aritmogena del ventricolo destro (condizione geneticamente determinata in cui il muscolo cardiaco viene parzialmente sostituito da grasso e “cicatrice” senza che vi sia una alterazione del flusso sanguigno)
  • miocardite cronica (infiammazione del cuore che guarisce lasciando una “cicatrice”)
  • cardiomiopatia ipertrofica (malattia geneticamente determinata in cui tutto o parte del cuore si ispessisce in maniera abnorme)
  • difetti congeniti della struttura del cuore (ad esempio tetralogia di Fallot) sottoposti o no a correzione cardiochirurgica
  • forme idiopatiche, non legate ad alcuna evidente alterazione strutturale del cuore

l’Impatto clinico

Nei soggetti con cuore sano le tachicardie ventricolari sono in genere responsabili delpeggioramento della qualità della vita dovuto ai sintomi, all’assunzione dei farmaci oppure agli accessi in Pronto Soccorso, più o meno frequenti, per controllare e arrestare l’aritmia. Nei pazienti con una cardiopatia o in rari soggetti predisposti, una elevata frequenza cardiaca prodotta dalla tachicardia ventricolare può portare alla perdita di coscienza (svenimento) o all’arresto cardiaco a causa della trasformazione dell’aritmia in fibrillazione ventricolare e mortecardiaca improvvisa. In questi soggetti ad alto rischio può essere di grande efficacia l’impianto di un defibrillatore automatico in grado di erogare uno shock e salvare la vita del paziente.

In alcuni casi siamo invece di fronte ad una tempesta aritmica, in cui il defibrillatore interviene decine di volte al giorno ma che evidenzia, comunque, un incremento significativo della mortalità (60% a 30 giorni). In questi casi l'unica terapia possibile è l'ablazione transcatetere che, date le condizioni del paziente e la complessità della procedura, richiede un'equipe altamente specializzata in grado di lavorare in simbiosi

Il Trattamento

Anche se il defibrillatore automatico è in grado di interrompere l’aritmia salvando la vita del paziente, non è però in grado di prevenire l’insorgenza di futuri episodi. Per la prevenzione delle recidive aritmiche possono essere utilizzati farmaci antiaritmici somministrati per bocca, alcuni dei quali, come l’amiodarone, possono peròpresentare effetti collaterali. Tuttavia, una volta che il substrato elettro anatomico diventi manifesto (comparsa di episodi clinici e recidivanti di TV) la riduzione degli episodi di TV richiede necessariamente un trattamento ablativo. L’obiettivo della terapia ablativa è quello di isolare con punti consecutivi di erogazione di energia di radiofrequenza (RF) le aree di più precoce attivazione e le aree che circondano isole cicatriziali.

La procedura di ablazione richiede un breve ricovero ospedaliero, e viene di norma effettuata in anestesia locale. Mediante speciali sonde, introdotte attraverso le vene o le arterie, viene localizzata con precisione ed eliminata l’area responsabile dell’aritmia.

Un centro specializzato in aritmologia

In alcuni casi più complessi, per eliminare il substrato elettrico responsabile della tachicardia ventricolare è necessario un approccio epicardico che prevede una puntura nel torace per inserire una sonda capace di aggredire e contrastare le aritmie maligne che si formano nella parte più esterna del cuore. Secondo una recente survey italiana solo il 17,9 % degli elettrofisiologi italiani è in grado di eseguire una procedura di ablazione di tachicardia ventricolare con approccio sia endocardico che epicardico,
E’ necessario infatti un team di elettrofisiologi con esperienza nel trattare tali aritmie, l'intervento di anestesisti, perfusionisti, cardiochirurghi, emodinamisti ed una terapia intensiva per la stabilizzazione del paziente. Ad avere questi requisiti è la clinica Montevergine con la sua equipe di Elettrofisiologia, diretta dal dottore Francesco Solimene. La struttura avellinese esegue più di 2mila procedure annue sia di elettrostimolazione (impianti di pacemaker e defibrillatori) che di elettrofisiologia (ablazioni e studi elettrofisiologici). Si tratta di una delle poche realtà pubbliche e private in Italia ad eseguire come procedure di routine le ablazioni transcatetere in tutti i pazienti con tachicardia e fibrillazione ventricolare, con una media di ablazioni di tachicardie ventricolari complesse di circa 80 casi l'anno.

Tecnologie all’avanguardia per la diagnosi

Il reparto di elettrofisiologia della Clinica Montevergine diretto dal dottor Francesco Solimene utilizza tecnologie all’avanguardia per la diagnosi ed il trattamento delle tachicardie ventricolari tra cui il sistema di navigazione cardiaca Rhythmia HDx, una nuova e sofisticata apparecchiatura per il mappaggio cardiaco 3D sviluppata da Boston Scientific. Tale sistema consente di fornire una mappa accurata delle regioni del cuore e di individuare con precisione millimetrica i punti da trattare. Rhythmia, grazie a un sofisticato catetere diagnostico dal design innovativo, con diametro variabile e dotato di ben 64 elettrodi (la maggior parte degli altri sistemi sul mercato utilizzano cateteri con un massimo di 20 elettrodi) permette di individuare con estrema accuratezza particolari di dimensioni microscopiche e di raccogliere, simultaneamente, un numero molto elevato di dati: diecine di migliaia, rispetto alle poche migliaia fornite dalle apparecchiature attualmente in uso. La nuova tecnologia è inoltre estremamente rapida nel creare mappe elettroanatomiche ad alta densità, e questo riduce anche di 60 minuti i tempi della procedura, rendendo più semplice anche l’ablazione di aritmie potenzialmente letali come le tachicardie ventricolari.

Tecnologie all’avanguardia per il trattamento

Quest’anno, Boston Scientific ha introdotto sul mercato europeo un’importante ed unica innovazione per quanto riguarda il trattamento delle tachicardie ventricolari: il catetere per ablazione, INTELLANAV STABLEPOINT.

Si tratta di un catetere ablatore dotato di un sensore di forza incorporato nella punta distale che fornisce informazioni in grammi sulla pressione di contatto ed una tecnologia per misurare le variazioni di impedenza locale in prossimità dell’elettrodo in punta.

Grazie alla tecnologia con sensore di forza la procedura può essere eseguita nella più totale sicurezza, in quanto l’elettrofisiologo ha un parametro che lo avverte quando la forza di contatto meccanica che il catetere esercita sul tessuto miocardico è eccessiva, consentendogli di ottimizzare sia i movimenti del catetere che la sicurezza della procedura.

Grazie alla tecnologia con impedenza locale invece, l’elettrofisiologo dispone di indici relativi all’efficacia delle lesioni effettuate sul tessuto responsabile dell’innesco della tachicardia ventricolare. La combinazione delle due tecnologie, che al momento è presente su questo unico catetere, consente sia di lavorare con sicurezza, ma soprattutto con efficacia.

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