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IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA

Nuovo trattamento mini-invasivo eseguibile in regime di day-hospital

· SANITA' ECCELLENZE,IN COPERTINA

> Di Marcel Prata >>

L'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una patologia non tumorale caratterizzata dall’aumento del volume della prostata, la piccola ghiandola attraverso cui passa l’uretra, cioè il condotto che dalla vescica porta l’urina verso l’esterno. Quando la prostata si ingrossa va a comprimere il canale uretrale, causando una parziale ostruzione dello stesso e ostacolando il flusso urinario. L’ipertrofia prostatica benigna è molto diffusa: viene diagnosticata a oltre 6 milioni di italiani ogni anno e colpisce circa l’80% degli italiani over 50. La patologia è progressiva e se non adeguatamente trattata può provocare danni permanenti alla vescica.

Ad affermarlo sono il Prof. Giovanni Ferrari, Direttore del servizio di urologia e andrologia presso l’Hesperia Hospital di Modena ed il Dott. Daniele Maruzzi, Responsabile S.S. Endourologia e Tecniche Endoscopiche Mini-Invasive presso l’Ospedale S. Maria degli Angeli di Pordenone.

Dott. Daniele Maruzzi

Dott. Daniele Maruzzi

  Prof. Giovanni Ferrari

Prof. Giovanni Ferrari

Quali sono i sintomi dell’iperplasia prostatica benigna?

Sono i cosiddetti LUTS, acronimo di “Lower Urinary Tract Symptoms”, ovvero i sintomi delle basse vie urinarie che si possono manifestare come: aumento della frequenza, urgenza minzionale, nicturia (minzione notturna), incontinenza, difficoltà a iniziare la minzione, flusso rallentato, sensazione di svuotamento incompleto, sgocciolamento dopo la minzione, ritenzione urinaria, insufficienza renale, infezioni urinarie ricorrenti.

Quali sono i possibili trattamenti?

Le prime terapie per affrontare l’Ipertrofia Prostatica, per le condizioni meno gravi, sono, in genere, farmacologiche e prevedono l’assunzione di farmaci alfa-bloccanti, o di inibitori delle 5-alfa-reduttasi o, a volte, di fitoterapici. Quando tali terapie non sono però efficaci, si fa ricorso a procedure interventistiche endoscopiche quali l’intervento chirurgico tradizionale (TURP) oppure interventi con laser come, ad esempio, Greenlight™. Sono inoltre ora disponibili anche trattamenti innovativi, tra cui il sistema Rezum™ che permette un trattamento mini-invasivo tramite la termoterapia: una metodologia che utilizza il caldo o il freddo per modificare, distruggere o rimuovere i tessuti consentendo l’asportazione del tessuto prostatico in eccesso attraverso l’erogazione di vapore acqueo.

Quali sono i pazienti eleggibili a Rezum™?

I pazienti che possono trarre i maggiori benefici dal trattamento con Rezum™ sono uomini che:

  • non intendono assumere farmaci 
  • hanno cessato o interrotto, per vari motivi, le terapie farmacologiche 
  • non intendono, o non possono sottoporsi a procedure chirurgiche perché ritenuti ad elevato rischio chirurgico o anestesiologico
  • devono utilizzare un catetere permanente per ragioni legate ad altre patologie
  • vogliono preservare la funzione sessuale (eiaculazione)

Come funziona la procedura con Rezum™?

Il sistema utilizza corrente di radiofrequenza per generare energia termica sotto forma di vapore acqueo, da iniettare nella prostata attraverso una sonda transuretrale e per mezzo di un sottile ago in dosi controllate di 9 secondi ciascuna, per un totale di 8-10 iniezioni per ogni seduta. Il vapore iniettato nel tessuto prostatico si disperde rapidamente attraverso le cellule e, nel mentre, si raffredda e condensa. Il processo di condensazione libera l’energia termica immagazzinata nel vapore che denatura le membrane cellulari causandone la necrosi. Le cellule denaturate vengono poi assorbite dal normale metabolismo corporeo, riducendo così il volume del tessuto prostatico che occlude l’uretra. La condensazione del vapore genera, nella zona trattata, anche il rapido collasso del sistema vascolare, rendendo in questo modo la procedura non cruenta.

Quali sono i vantaggi del trattamento con Rezum™?

Il primo vantaggio è dato dalla mini-invasività del trattamento rispetto ad altri, che, associata alla rapidità (5-10 minuti), alla facilità di esecuzione e alla possibilità di ricorrere ad una semplice sedazione o ad un’anestesia locale, consente una rapida dimissione. In particolare, afferma il prof. Ferrari, presso l’Hesperia Hospital di Modena la procedura viene effettuata in ambulatorio chirurgico, il paziente viene tenuto in osservazione qualche ora dopo l'intervento e poi dimesso in giornata. All’Ospedale S. Maria degli Angeli di Pordenone, sostiene il dott. Maruzzi, si esegue l’intervento in sala operatoria ed il paziente permane una notte in osservazione, per poi essere dimesso il giorno successivo. Di conseguenza, ciò comporta il beneficio di liberare più velocemente posti letto, che invece sarebbero occupati più a lungo ricorrendo a interventi più invasivi.

La terapia consente di ridurre i sintomi dell’IPB in modo graduale, con risultati visibili già dopo un mese, fino a risolverli entro tre mesi. Quest’efficacia è comprovata da studi scientifici dimostranti che essa perduri invariata almeno a distanza di cinque anni.

La procedura mini-invasiva permette la rapida ripresa delle normali attività quotidiane del paziente, la preservazione dell’eiaculazione, il mantenimento della corretta funzione urinaria.

Non c'è inoltre bisogno di sospendere terapie anti-coagulanti o anti-aggreganti prima dell’intervento perchè non si pratica una resezione, o una terapia con il laser. Quindi anche la tipologia dei pazienti è molto più ampia rispetto alle categorie di pazienti che invece vengono trattati con le terapie alternative.

Il Sistema Sanitario Nazionale incentiva il ricorso al trattamento con Rezum™ nei pazienti eleggibili?

Il trattamento con Rezum™ può essere effettuato sia in ambito ambulatoriale sia in regime di day-hospital: potrebbe essere quindi un intervento vantaggioso sotto il profilo dell’efficienza ospedaliera, ma purtroppo “disincentivato”, in quanto al momento non è prevista una tariffa di rimborso ambulatoriale da parte del SSN alle strutture sanitarie che erogano la prestazione in regime ambulatoriale e le tariffe day-hospital del corrispondente DRG, l’attuale sistema di finanziamento dell’assistenza ospedaliera in Italia, non consentono di coprire adeguatamente i costi della procedura stessa in tutte le Regioni italiane. L’attuale valore della tariffa di rimborso prevista dal DRG consente la copertura dei costi sostenuti solo laddove si ricorra al ricovero ordinario rispetto al day-hospital, vanificando di fatto i potenziali benefici organizzativo-gestionali, oltre che clinici, correlati alla procedura. Sarebbe pertanto necessario, nel caso in cui venga impiegato Rezum™, che le regioni prevedessero l’istituzione di un extra rimborso per coprire il costo della procedura.

Lo scorso giugno la procedura con Rezum™ ha ricevuto una raccomandazione positiva dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE), l’ente del Dipartimento della Salute inglese che definisce le linee guida sulle soluzioni terapeutiche più efficaci ed economiche per il sistema sanitario UK, nonché una delle più prestigiose istituzioni internazionali in ambito sanitario. L’analisi su Rezum™, oltre a diversi vantaggi clinici, ha dimostrato anche un possibile risparmio di oltre £ 550 per ogni paziente nell’arco di 4 anni, rispetto a trattamenti standard più invasivi, quali la TURP o l’HOLEP. Sarebbe quindi auspicabile, visti tutti i sopracitati benefici, che il SSN adotti nuove misure al fine di rendere il trattamento disponibile e accessibile al maggior numero possibile di pazienti eleggibili.

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