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IL PLASMA IPERIMMUNE

ISS e AIFA hanno dato il via ad un protocollo di ricerca chiamato “Tsunami” con l’azienda ospedaliera di Pisa e Mantova

· SANITA' ECCELLENZE

Di >Riccardo Romani>>

 

All’inizio del mese di luglio, la Commissione Europea ha approvato un progetto - SUPPORTing high quality evaluation of COVID-19 convalescent Plasma throughout Europe - per valutare se il plasma da persone guarite dal Covid-19 possa essere una terapia efficace contro il virus. L’obiettivo principale è quello di garantire una valutazione, basata sulle evidenze scientifiche, del plasma da convalescente COVID-19 e di raggiungere una armonizzazione fra tutti gli Stati Membri sull’utilizzo clinico più appropriato, anche attraverso l’uso del database europeo sul Covid-19 di recente costruzione.
E’ in fase di preparazione il documento ufficiale che dà il via al progetto, con il coordinamento dell’EBA (European Blood Alliance), l’associazione che riunisce i centri sangue dei paesi dell’Unione Europea e dell’Associazione Europea per il Libero Scambio, formata da 26 membri che complessivamente gestiscono una media di 17 milioni di donazioni all’anno. Al termine del progetto il consorzio produrrà delle raccomandazioni che saranno applicabili in tutta Europa. Per l’Italia, al progetto partecipano il Centro Nazionale Sangue, la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) di Mantova.
Il plasma permette al sangue di fluire. E’ un liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne che vengono trasportate in tutto il corpo: globuli rossi che portano l’ossigeno, globuli bianchi che combattono le malattie e aiutano ferite e lesioni a guarire e piastrine che hanno un ruolo fondamentale nella coagulazione del sangue. Se dal plasma separiamo queste cellule, resterà un liquido color giallo paglierino composto per circa il 92% da acqua. La parte rimanente è costituita da altri elementi ugualmente essenziali alla vita. Il plasma trasporta anticorpi, proteine che favoriscono la coagulazione, ormoni ed enzimi. Porta alle cellule del corpo fattori nutrienti quali il glucosio, lipidi, sali minerali, etc. Allo stesso tempo rimuove i prodotti di scarto come l’anidride carbonica, l’acido lattico e altri. Il plasma aiuta a mantenere la pressione sanguigna ed anche l’equilibrio acido-base, il pH del sangue.
Il plasma può essere separato dal sangue intero rimuovendo i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Questo si ottiene centrifugando ad alta velocità il sangue. Le parti corpuscolari si posano sul fondo del contenitore ed è quindi possibile drenare il plasma dalla superficie.
La procedura attraverso la quale è possibile donare il plasma è denominata plasmafaresi: il sangue viene prelevato, il plasma viene separato, mentre i globuli rossi e le piastrine vengono reinfusi al donatore. Di solito, questo processo dura 45 minuti e il plasma si rigenera rapidamente. La frequenza delle donazioni ed il loro volume, in genere tra i 665ml e gli 880ml, sono regolati normativamente da ciascun Paese.
Dopo la raccolta, il plasma viene congelato rapidamente in modo che possa essere conservato in modo sicuro ed è utilizzato sia per trasfusioni sia come materia prima per ottenere prodotti plasmaderivati. In quest’ultimo caso il plasma viene separato nei suoi vari componenti tramite un processo chiamato frazionamento. Le proteine isolate vengono raffinate e trasformate per creare una serie di prodotti derivati dal plasma come i fattori della coagulazione, l’albumina e le immunoglobuline. Si tratta di farmaci che salvano vite umane e migliorano la qualità della vita di persone che soffrono di una serie di patologie come l’emofilia e i disturbi del sistema immunitario.
L'uso del plasma di un malato guarito è una terapia utilizzata fin dai primi del ‘900 ed è stato praticato, più recentemente, nella terapia della Mers (Middle east respiratory syndrome da coronavirus), nella influenza aviaria (H1N1 e H5N1), nella Sars (Severe acute respiratory syndrome) e nella infezione da Ebola.
Recentemente, il professor Fausto Baldanti, virologo del San Matteo di Pavia – che con l’Ospedale di Mantova ha iniziato nel mese di marzo la sperimentazione dell’uso del plasma iperimmune - ha spiegato che il primo obiettivo era verificare se la cura riducesse effettivamente la perdita di vite umane. “Abbiamo sperimentato”, ha dichiarato, “che, utilizzando la nostra tecnica, la mortalità dei pazienti in terapia intensiva, che era compresa tra il 13 e il 20%, si è ridotta al 6%”. Gli altri due obiettivi della sperimentazione erano: verificare se il plasma producesse miglioramenti dei parametri respiratori e di quelli legati all’infiammazione. I risultati sono stati incoraggianti, tanto che le Istituzioni (ISS e AIFA) hanno deciso la nascita di un protocollo di ricerca chiamato “Tsunami”, affidandola all’Azienda Ospedaliera di Pisa e a quella di Mantova. Il protocollo ha coinvolto il lavoro di oltre 60 centri sparsi in tutt’Italia, impegnati nel lavoro di screening, prelievo, inattivazione, qualificazione, congelamento e stoccaggio del plasma donato. La finalità di questo protocollo è quella di fornire evidenze scientifiche documentate, solide ed efficaci, sia rispetto alla sicurezza sia rispetto alla sua efficacia. Conseguite queste certezze scientifiche, il passo ulteriore sarebbe quello di produrre farmaci basati sulle immunoglobuline specifiche standardizzati e utilizzabili anche su pazienti colpiti dal virus in forma leggera o che si trovino in uno stadio precoce della malattia.
Al momento, la terapia basata sul plasma iperimmune – che richiede la disponibilità di un quantitativo elevato di plasma da prelevare da pazienti contagiati e da custodire in una “banca del plasma” che abbia questo scopo – è considerata una terapia emergenziale. In attesa che da altri Paesi, in particolare dagli Stati Uniti – ancora colpiti in maniera molto significativa dalle diffusione del virus – arrivino conferme ulteriori dalle sperimentazioni che si stanno effettuando.

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