“Il mal della pietra”

La calcolosi reno-ureterale è una patologia ben nota già dall’antichità. Veniva chiamata «mal della pietra»

Di > Riccardo Romani >>

La calcolosi reno-ureterale è una patologia ben nota già dall’antichità. Veniva chiamata «mal della pietra». Il calcolo urinario più antico risale al 4800 a.c. e fu scoperto da Elliot Smith nel 1901 nella pelvi di una mummia egiziana.

I primi rimedi per sciogliere i calcoli urinari risalgono anch’essi a tempi antichissimi: Caio Plinio Secondo (23-79 D.c.) prescrive infusi di peonia, menta e ceci, e nella medicina tradizionale persiana, che risale al 1000 a.C., i trattamenti per la calcolosi urinaria comprendevano singoli medicamenti come per esempio: i massaggi con Olio di scorpione, una dieta priva di uova, l’acqua di rose, i fagioli indiani, i semi di melone.

Solo nel 1978 durante la XXXI Assemblea Mondiale della Sanità, l’OMS venne incentivata a promuovere le ricerche sulle modalità di utilizzazione delle piante. Si è passati così da un uso empirico ad un uso razionale di molte piante medicinali, la fitoterapia. La Parietaria, il cui nome scientifico è "muraiola" perché cresce sui muri, specie sui ruderi, o anche erba vetriola o spaccapietra, perché un tempo la si usava per rimuovere le incrostazioni dalle bottiglie, possiede proprietà depurative, diuretiche, emollienti, rinfrescanti. E' indicata per prevenire e combattere i calcoli renali e vescicali.

L’ultimo rimedio contro la calcolosi renale arriva dall’erba spaccapietra: il Phillanthus Niruri. Le piante del genere Phyllanthus sono ampiamente distribuite in molte regioni tropicali e subtropicali e sono state a lungo utilizzate dalla medicina popolare brasiliana per trattare disturbi renali e vescicali. E’ conosciuta con il nome di chancapedra. Il Phillanthus Niruri agisce sui meccanismi d'azione impegnati nella genesi del calcolo determinando un maggior rilascio di glicosaminoglicami, che agendo come rivestimento proteico, impediscono l'aggregazione dei cristalli e la successiva formazione del calcolo.

È una patologia piuttosto frequente, la prevalenza varia tra il 4% e il 20% nei paesi industrializzati e tra l'1% e il 5% in quelli in via di sviluppo. In Italia affligge in media il 6-9% della popolazione, con incidenze intorno a 100.000 nuovi casi l'anno e prevalenze di 250.000 casi/anno comprendendo le recidive. L'etnia sembra essere un fattore di rischio, con prevalenze maggiori tra uomini caucasici seguiti da ispanici, asiatici e afro-americani.

Riguardo alla distribuzione per sesso, la nefrolitiasi risulta essere più frequente nel sesso maschile - con un'incidenza da 3 a 1,5 volte maggiore - che in quello femminile. Altri fattori correlati con questa patologia sono l'età, la dieta, la familiarità, la geografia e il clima - con maggiore distribuzione nei Paesi caldi - l'occupazione lavorativa - gli addetti agli altiforni presentano maggiore incidenza - l'Indice di massa corporea (IMC).

Riguardo al ruolo dell'apporto di liquidi e alle caratteristiche dell'acqua, è ampiamente dimostrato che un abbondante apporto di acqua previene lo sviluppo della patologia. È dibattuto, invece, il ruolo della durezza dell'acqua, intesa come concentrazione di calcio carbonato, da alcuni correlata a una maggiore escrezione dello stesso, per cui risulterebbe che l'assunzione di acque "dure" preverrebbe in modo più efficace la calcolosi rispetto all'uso di acque "morbide", al contrario dell'opinione comune risulta privo di sostegno la tesi secondo cui le acque in bottiglia prevengano dalla calcolosi più di quelle della rete idrica servita dagli acquedotti cittadini.

Tra i Calcoli più diffusi possiamo certamente annoverare quelli formati da ossalato di calcio cioè dalla combinazione di acido ossalico e calcio.

Una assunzione alimentare sufficiente di magnesio e citrato inibisce la formazione di ossalato di calcio e i calcoli di fosfato di calcio. L'efficacia del magnesio ad evitare la formazione di calcoli e la loro crescita è dose-dipendente.

La disidratazione dovuta ad una bassa assunzione di liquidi è un fattore importante nella formazione dei calcoli. Anche l'obesità è uno dei principali fattori di rischio.

Un elevato apporto alimentare di proteine animali, di sodio, di zuccheri raffinati, di fruttosio e sciroppo di fruttosio, di ossalato, di succo di pompelmo e di succo di mela, può aumentare il rischio di formazione di calcoli urinari.

I calcoli urinari possono derivare anche da una condizione metabolica di base, come ad esempio l'acidosi tubulare distale renale, la malattia di Dent, l'iperparatiroidismo, l'iperossaluria primaria, o il rene a spugna midollare. Tra il 3% e il 20% delle persone che soffrono di calcoli urinari, ha quest'ultima patologia.

I calcoli urinari sono più comuni nelle persone con malattia di Crohn; questa condizione è correlata con iperossaluria e malassorbimento di magnesio.

Alcuni studi suggeriscono che le persone che assumono integratori alimentari di calcio o vitamina D hanno un rischio maggiore di sviluppare calcoli urinari. L'escrezione urinaria di calcio può aumentare in risposta alla supplementazione di vitamina D in alcuni soggetti affetti da calcolosi renale.

Negli Stati Uniti, la formazione di calcoli urinari è stata utilizzata come indicatore di eccesso di assunzione di calcio.

Una persona con calcoli urinari ricorrenti può essere sottoposta a screening per tali condizioni. Questo è in genere fatto tramite una analisi delle urine prodotte nel corso si 24 ore.

Al giorno d’oggi la calcolosi urinaria viene trattata per lo più in maniera mininvasiva per via endoscopica e per via percutanea con una ridotta ospedalizzazione per il paziente che consente una rapida ripresa delle normali attività quotidiane.

Le nostre sale operatorie sono dotate di macchinari di ultima generazione che permettono attraverso l’emissione di energia laser di determinare la frammentazione dei calcoli fino a ridurli in polvere e quindi facilmente eliminabili.

Il trattamento chirurgico endoscopico viene eseguito spesso in regime di day hospital e solo nel caso in cui si utilizza la via percutanea all’apparato urinario, cioè un piccolo forellino di circa 5 mm sul fianco del paziente, viene richiesta la permanenza del paziente fino al giorno successivo.

In particolari casi di calcolosi renale che occupa completamente le cavità dell’organo è possibile effettuare un trattamento chirurgico laparoscopico attraverso 4 forellini di 5 mm sul fianco del paziente e una piccola incisione di massimo 3 cm per estrarre completamente il calcolo. Anche in questo caso la ripresa delle normali attività fisiche si verifica entro 48 ore.

La buona organizzazione di uno Stone Center deve prevedere il rapido inquadramento clinico e radiologico della patologia e un altrettanto rapido trattamento al fine di risolvere prontamente la patologia.

Calcolo endo renale “ a stampo” asportato senza frammentazione

per via laparoscopica

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