Dall’emergenza socio-sanitaria

sta scaturendo un modello pericoloso

di Pietro Romano

Può essere paragonata l’attuale crisi sanitaria a una guerra totale come la seconda guerra mondiale? La questione è stata molto dibattuta all’inizio del confinamento di marzo per poi essere abbandonata a favore della discussione sulle modalità di riapertura di città e attività e soprattutto sull’auspicata ripresa sociale ed economica. Il ritorno al “lockdown”, come piace dire e scrivere agli amanti dell’ital-english, meriterebbe una ripresa della discussione ma la paura sta congelando l’intelletto anche di molti intellettuali in servizio permanente effettivo e tranne in pochi spiriti acuti, come Massimo Cacciari, le riflessioni oneste, anche quando non condivise, hanno lasciato spazio alle invettive e alle parole d’ordine da agit-prop.

La domanda, però, ridiventa di attualità ora che l’angoscia più o meno indotta torna a prendere piede e a dominare i nostri giorni. Può essere paragonata l’attuale crisi sanitaria a una guerra totale come la seconda guerra mondiale? Certo le differenze non mancano ed emergono nette dalla voce di quanti la seconda guerra mondiale l’hanno vissuta e ora vivono l’attuale emergenza. Ma la sostanza rimane simile. In particolare per quanto riguarda il cambiamento di mentalità che ha prodotto. Come durante l’ultima guerra mondiale, l’anelito a un futuro “senza” è corale ma più si anela all’uscita dall’emergenza, più la si mitizza, più si allontana. Anzi, la situazione talvolta appare paradossalmente capovolta. Tante mattine la normalità sembra abissalmente lontana. Eppure era affare quotidiano solo nove mesi fa.

L’immagine di una normalità tanto lontana psicologicamente da apparire a-normale, però, rischia di far passare la vita e l’amministrazione emergenziali, e quindi a-normali, come la nuova normalità. Anche sul fronte sanitario. Nelle discriminazioni tra malattie, a esempio. O nelle discriminazioni tra malati.

Uno statista idolatrato a fasi alterne, quale il britannico Winston Churchill, a guerra appena terminata ebbe l’ardire di spiegare che la politica emergenziale del tempo di guerra non poteva riproporsi nella quotidianità post-bellica. Dalla pianificazione totale alla diffusione dei sussidi, dal potere sostanzialmente supremo ai generali (così come ad alcune categorie mediche oggi) alla nascita dei governissimi, secondo Churchill la loro fine doveva corrispondere alla fine dello scopo per i quali erano sorti, insomma alla fine della guerra. Gli elettori britannici (perfino i suoi elettori conservatori), però, la pensavano diversamente. E Churchill fu sconfitto poco mesi dopo il suo trionfo dall’ex vice, laburista, Clement Attlee. E all’epoca i laburisti non erano certi quelli, piaccia o meno il personaggio, di Tony Blair. Erano massimalisti e guardavano con favore, ovviamente ricambiato, a Mosca. Fu la nascita immediata della Cortina di ferro (copyright Churchill) e lo scoppio della non dichiarata “guerra fredda” a evitare un Regno Unito filo-sovietico. Ma, se non a Londra, in altri Paesi come l’Italia e la Francia la presenza di partiti comunisti forti orientò per anni e anni le politiche nazionali, praticamente fino alla caduta del Muro di Berlino. Un rischio ancora incombente sui Paesi occidentali. Ai quali si va prospettando come modello di successo quello cinese. Esattamente come settanta e passa anni fa si proponeva il modello sovietico. Nonostante proprio l’insipienza (a voler essere benevoli) di Pechino abbia contribuito se non (forse) a far nascere, certamente a far diffondere la pandemia. E nonostante l’altissimo livello di controllo sociale e politico imposto in Cina. Inclusa la sorveglianza elettronica virtualmente della vita di ogni cittadino, come in una versione realizzata di “Fahreneit 451”, l’agghiacciante e giustamente famoso romanzo di Ray Bradbury. Un romanzo profetico. In un faccia-a-faccia con il mensile “Newton” nel 2006, infatti, lo scrittore spiegò all’intervistatore di aver “voluto presentare nel romanzo i danni dei regimi totalitari nel mondo. In particolare del comunismo, così come Orwell aveva fatto nel suo ‘1984’. Le ricordo che il comunismo è ancora esistente nel mondo. Per esempio in Cina”.

All Posts
×

Almost done…

We just sent you an email. Please click the link in the email to confirm your subscription!

OK